Giu
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Orario: No time set / Luogo: Benevento

Il riconoscimento dell’UNESCO nei confronti di Santa Sofia mette il sigillo ad un percorso cominciato per Benevento.

quattro anni fa, nel giugno del 2007, quando il Ministero per i Beni e le Attività Culturali decise di inserire la chiesa fondata da Arechi II nel 758 d. C. nella candidatura seriale comprendente le maggiori testimonianze della cultura longobarda in Italia. Alla candidatura, partita da Cividale del Friuli, si stava lavorando già da qualche anno e avrebbe dovuto essere presentata ufficialmente nel gennaio 2008. Il Ministero stabilì però di estendere i confini della “rete” longobarda oltre la Langobardia Maior comprendente l’Italia settentrionale e la Tuscia, includendo anche i ducati di Spoleto e di Benevento rappresentati rispettivamente da Spoleto e Campello sul Clitunno e da Benevento e Monte Sant’Angelo, siti molto rappresentativi, ciascuno dei quali caratterizzato dalla presenza di elementi artistico-monumentali “unici ed eccezionali”. Il primo nome della candidatura presentata all’UNESCO di Parigi è stato “Italia Langobardorum – Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)”. Nell’estate del 2008 i “nodi” della “rete” longobarda sono stati visitati da un esperto nominato dall’ICOMOS, ente ispettivo dell’UNESCO. Un secondo esperto ha analizzato i documenti prodotti. Nell’autunno 2008 l’ICOMOS ha richiesto un complemento di istruttoria che, elaborato dalla “rete”, è stato inviato dal Ministero per i Beni Culturali nel febbraio 2009. In seguito alla richiesta di integrare la documentazione prodotta, formulata subito dopo dall’ICOMOS che ha tuttavia apprezzato l’originalità e il valore della candidatura “longobarda”, il gruppo di lavoro incaricato ha aggiornato il dossier nell’estate-autunno 2009 sicché la nuova presentazione ufficiale della candidatura seriale all’UNESCO è avvenuta il 18 gennaio 2010. Il nuovo titolo “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)” è stato scelto per sottolineare l’apporto dato dalla gens Langobardorum e dalla loro cultura, intrisa di valori e tradizioni proprie dell’Europa settentrionale e centro-orientale, ma pronta ad accogliere lingua, costumi e religione dal mondo romano-mediterraneo che nel VI secolo era ormai cristianizzato.